Frammento n. 9

E poi si muore.
Denti affilati di ghiaia,
lame di sabbia alla gola
o arcobaleni intinti nel lago
e spersi tra memorie e favole vere.
Passi stracciati nel sangue,
urla vanamente scagliate al cielo,
acqua ed albe esaltanti, inutili nello scorrere futuro.

E poi si muore.
Soli.

La strada tuttavia
s’insinua nelle dita e nelle voglie vane,
e non si sperde mai
in mappe lacere o sbiadite,
sole di autostrada o sassaie in monte arido.

E poi si muore.
E si va avanti ancora,
l’eterno basta per una nuova strada.

E poi si muore,
l’attimo successivo
(sudore alla fronte)
si riprende il respiro
e ricomincia il vagare.

(Rovereto, agosto 2015)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *