Sentore d’altro tempo

Io m’immedesimo (ahi quanto controvoglia)
nel sentore di tarda primavera
lungo Corso Bettini,
il risultato di tepore, noia,
agitazione d’anima e desiderio
indefinito e inaccessibile.
Timore di scorgere, dietro l’ippocastano,
la gonna al vento di lei,
ché dirle è sforzo incognito e inascoltato.
Radici nodose, aspre, mai divelte dall’anima,
né si può ipotizzarlo.
Aprile soffiava tra il marciapiede e lo scivolìo del cuore.
Niente è risolvibile
nei fugaci ma tranquillizzanti meandri
della memoria d’ora.
Il sentore è svanito e scordato
dai più,
essere uomo interroga
mentre il tempo passa
ma non trascorre.

(Isera – Rovereto, 7/8 ottobre 2015)
(S.G., la Musa, non ricorda, per fortuna, quale orizzonte inimmaginato ha dischiuso quella sera usando, senza avvedersene, una sola frase breve e perfetta. Riconoscenza eterna)

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