L’indizio del giorno (oggi)

Il più raffinato raccoglitore d’indizi
ed irrisore di sbirri maldestri,
Arsenio Lupin dico,
trarrebbe gran diletto dall’incasellare i pezzi del mosaico
che di sé medesimi i due cialtroni seminano lungo il sito,
iniziali, date e vaghi riferimenti geografici.

Ed in omaggio a lui, indiscusso idolo
delle nostre adolescenze innanzi lo schermo lungo gli anni ’70,
mi tolgo dalla doppiezza di LandS
e per un giorno solo resto me medesimo
(qual dei due?)
e celebro l’avanzare della vecchiaia dell’altro, oggi,
il più rintronato dagli anni
(ma a me poco dista quel traguardo quasi di sessantino).

Lascio al popolo che si diletta su queste pagine
il piacere di emulare il ladro gentiluomo francese
e decrittare s’io son L o S, e quindi,
reciprocamente,
qual sia quello che s’incazza, in giorno di suo genetliaco,
per questa ode cialtrona.

E che infatti, in omaggio alla sua anima,
in humor pubblico,
a vilipendio del tempo che trascorre senza passare,
ed a celebrazione d’un poeta
che del tempo ignora ogni aspetto concreto
ma non (per fortunata ventura) la sua essenza
che è uso captare e riversare in modulazioni da cavalcare
con piacere ogni giorno rinnovato.

Brindo al compleanno
e,
in spregio alla retorica,
passo oltre senza altro commentare né tramandare
di questo funesto e transeunte evento
in petto all’eternità.

(Rovereto, 20 maggio 2019 – in celebrazione e delirio all’altro)

Teomondo Scrofalo

Davanti all’opera d’arte, qui quadri, a chi osserva restano, in apparenza, solo l’azzittimento e la temerarietà di andare oltre i colori e le pennellate, di carpire l’anima dell’immagine, di fondersi nel senso voluto dal pittore. E noi, temerari ed affascinati appunto, arriviamo alla vetta della presunzione di aggiungere parole. Iniziando, ovviamente, da una cialtronata resa famosa trent’anni fa abbondanti grazie ad una trasmissionaccia TV della domenica sera. Vertice e abisso s’incontrano. Noi, in mezzo.