Sentore d’altro tempo

E questa è la stessa poesia, la stessa emozione. Ma è LandS. Così le parole ed il senso del poetare si modificano ed irradiano. Il gioco di questo sito è iniziato esattamente con questa poesia di L, modificata da S, addizionata di immagine. Due anni prima del sito.

Sentore d’altro tempo

Io m’immedesimo (ahi quanto controvoglia)
nel sentore di tarda primavera
lungo Corso Bettini,
il risultato di tepore, noia,
agitazione d’anima e desiderio
indefinito e inaccessibile.
Timore di scorgere, dietro l’ippocastano,
la gonna al vento di lei,
ché dirle è sforzo incognito e inascoltato.
Radici nodose, aspre, mai divelte dall’anima,
né si può ipotizzarlo.
Aprile soffiava tra il marciapiede e lo scivolìo del cuore.
Niente è risolvibile
nei fugaci ma tranquillizzanti meandri
della memoria d’ora.
Il sentore è svanito e scordato
dai più,
essere uomo interroga
mentre il tempo passa
ma non trascorre.

(Isera – Rovereto, 7/8 ottobre 2015)
(S.G., la Musa, non ricorda, per fortuna, quale orizzonte inimmaginato ha dischiuso quella sera usando, senza avvedersene, una sola frase breve e perfetta. Riconoscenza eterna)

La solitudine

La solitudine è cangiante.
Ti aggrappi ad ogni specchio,
unghie stridono mentre le parole negano, imbarazzate,
l’eco del vuoto attorno a te.
Camminare l’urto degli odori
(finti profumi, usa pure le parole che più consolano)
di corridoio d’ospedale,
o la polvere asmatica di campi non irrigati da troppo.
Incontrare le folate della notte
nel cuore, negli occhi, nel naso,
e non distinguere più
l’incenso dalla benzina o dal salnitro,
arte scordata sui banchi di scuola
o fra le braccia di una finta meretrice.
Invocare in silenzio
una qualche pioggia di profumi esotici
che lavi e purifichi il quotidiano
incedere di treni e stanchezza.
Tutto puoi provare, aspirare,
fingere di conoscere e volere.
Ma la solitudine
è cangiante.

(Trento-Rovereto, novembre 2015)