Frammento n. 6

Lupo solitario.
Se il termine – trito peraltro –
non basta
suppliscono i bordi di sentiero,
i sottobosco freschi ed infidi,
gli orli di paludi e pietraie.
Camminare suona riduttivo,
passi compostamente scoscesi ed anarchici,
raccontano in sintesi
maree ed albe fredde,
lampi di tuono incompresi,
sangue scorso invano,
fuochi al tramonto per nutrire
l’attesa.
Sentieri, anyway. Uno in più,
intanto sussurrano le fronde,
di boschi e vita aspra.

(Rovereto, giugno 2015)

Frammento n. 4

Che nostalgia, amore.
Le piastrelle bianche, appena appena usurate e sporche,
ma senza generare disgusto,
e i binari lampeggiano e scorrono
lontano da qui.
Ogni tre minuti il cuore e la fantasia
fanno pausa, sosta, stazione,
i visi traslano, mutano,
e ancora si va avanti.
Su e giù da terra.
Intanto la metro è arrivata,
per dove?

(Rovereto, aprile 2015)

Frammento n. 3

Dove vai, con la gonna a fiori
che ride al vento tiepido
di primavera New England?
La curva della bicicletta e dei tuoi seni
apre l’aria del campus,
che bella Università dolce ragazza allegramente
giovane.
Vialetti che cammini e pedali
accompagnata dagli sguardi accesi
di chi spoglia la tua ingenuità.
Spingi i sogni mentre parli leggera,
il polso dondola a margine del laghetto,
guarda le ninfee, i colori
ben curati dal denaro abbondante.
Il segno dei tacchi nella ghiaia,
le foglie stese alla vittoria della primavera,
e ridi al domani, ai sogni.
Intanto si cammina, ogni passo cessa
per sempre.

(Rovereto, aprile 2015)