SULLO SCOGLIO (Atto primo – quadro primo)

S’è asciugato il mare
ai piedi delle Sirene. E loro ridono.
Le braccia conserte alle ginocchia,
lascio scorrere, riflesso nel mare,
lo specchio vetrificato di Parigi,
le sue donne d’ormai incerta figura,
mescolate come pesci di ciò indifferenti.
Ricordi in frantumi (aguzzi come ciottolini)
sotto i piedi e nel riverbero
del tramonto.
Ma guarda, Robinson,
la tua casa di meditazione, ora,
è scoglio,
qui seduto in attesa del giorno,
la luna nel mare, terra
che non sporge dall’orizzonte.
In piedi, la tristezza non si fa trovare,
più suadente del reale
il mormorare delle Sirene in sonno.

BUON GIORNO ROBINSON (Ouverture solitaria)

(Che senso ha o potrebbe assumere
una riga sulla sabbia, quasi un vallo,
limite incerto fra acqua e terra?)
L’ho tracciata ieri col primo sole,
ancora dura, il cielo sereno aiuta.
(Se un passo avanti l’altro
m’interroga sul suo significato
e non smetto di curvare a mancina,
finisco per ritrovare le mie impronte –
non conta il tempo che impiego,
non è grandezza rilevante sull’orizzonte).
Gioco riavvolto e replicato
mille volte, è isola,
indiscussa verità oramai.
Buon giorno Robinson
benvenuto nel tuo regno
di sbarre invisibili
e respiro salato, largo nel riflesso
d’acqua.

L’Isola (dedica al sogno) – Prefazione

Uno dei due, ad occhio L., tre anni or sono s’è fatto cogliere dal virus del poema, senza manco rendersene conto. Sette mesi, l’obolo pagato, come a molti accade, al mito dell’uomo solo sull’isola deserta, sequenza di poesie in percorso illogico e sofferto, ma unitario. Una metafora, a fare i conti col passato e col futuro, a ricapitolare gli spiccioli in mano, a cercare domande per risposte difficili. L’altro, ci ha messo come suo solito il capolavoro grafico di questa copertina. Specchiatevi, se ne avete l’anima.